GENE VINCENT

Vi furono musicisti nell’ambito dello stesso rock & roll che più di altri furono giudicati inaccettabilmente pericolosi, folli, selvaggi, ribelli. Sicuramente, Gene Vincent fu il massimo rappresentante di questa tendenza.
Il tempo lo ha eletto come eroe indiscusso del rockabilly.

ROCK USA


IL PERICOLOSO EROE DEL ROCKABILLY

Negli USA del ’50, l’avvento del rock & roll, portò con sè un’inaudita ventata di trasgressione. Tuttavia vi furono musicisti nell’ambito dello stesso rock & roll che più di altri furono giudicati inaccettabilmente pericolosi, folli, selvaggi, ribelli.
Sicuramente, Gene Vincent fu il massimo rappresentante di questa tendenza, consegnando il rockabilly alla sua quintessenza. Pur avendo partorito un solo grande hit con la canzone Be-Bop a Lula, nella quale per altro è già ravvisabile lo stile musicale che permeerà tutta la sua carriera, il tempo ha eletto Vincent quale eroe indiscusso del rockabilly.

I PIANI ALTI DEL ROCK’N’ROLL

“Be-bop-a-lula she’s my baby”… Cantando queste parole, tra il nonsense e il canto d’amore, che Gene Vincent, schizza ai piani alti dell’edificio del rock’n’roll. Con il tempo, incarnerà sempre più l’ideale ribelle di quel genere musicale che lui stesso contribuì ad imbastire sul finire degli anni ’50.

LA LEGGENDA DI BE BOP A LULA

Si tratta di una canzone, il cui titolo è ispirato al personaggio dei fumetti “Little Lulu”. A proposito di questa canzone, gira una leggenda metropolitana, in cui sembra che non sia tutta farina del sacco Gene Vincent. Infatti pare che sia stata composta durante la degenza in ospedale insieme ad un altro paziente, Donald Graves, il quale, non potendo immaginare il futuro successo di quella canzone, ha ceduto la sua quota di comproprietà per 25 dollari.
Chissà quante volte si sarà pentito di quella vendita molto sprovveduta!
Infatti la canzone era destinata a diventare un classico del rock, cantata ancora oggi in ogni angolo del mondo.

IL SUCCESSO

Il 2 giugno 1956 esce il singolo Be Bop A Lula/Woman Love, nel giro di cinque mesi vende ben due milioni di copie. Attestandosi, così, secondo le rilevazioni di Billboard, il 7° posto in classifica pop, il 5° nella country & western e il 6° nei black singles.
Per sfruttare l’inaspettato successo, Vincent e i Blue Caps si impegnano in estenuanti tournèe che portano il pubblico ad amare la sua immagine. Infatti, grazie al particolare viso affilato e pallido e alla sua presenza scenica, è consacrato come il ‘bad boy’ del rock & roll.

UN CLASSICO DEL ROCK

Be bop a Lula, divenuto uno dei brani-simbolo del rock’n’roll, è stato oggetto di innumerevoli cover da parte di tanti grandi artristi.
Tra i tanti: Tom Jones, Jerry Lee Lewis, The Beatles, David Cassidy, The Everly Brothers, John Lennon, Paul McCartney, Queen, Eric Burdon, Mina e Francesco Guccini.
Solo Elvis Presley non incise la canzone.
Probabilmente perché l’etichetta di Gene Vincent, la Capitol Records, lo scelse come cantante da contrapporre al sempre più popolare Elvis Presley.

DESTINAZIONE EUROPA

Successivamente, a causa di una disputa con l’ufficio delle Entrate statunitense, Gene è costretto a lasciare l’America e ad andare in Europa, dove si rivolge principalmente al mercato britannico e a quello francese.

CAMBIO D’IMMAGINE

Si propone in Inghilterra in grande stile. Su suggerimento dell’impresario Jack Good, Vincent e i suoi musicisti, i Sound Incorporeted, adottano l’abbigliamento in pelle nera. Da questo momento in poi, diverrà una caratteristica costante dell’artista, facendone un personaggio iconico. Infatti ha dato vita e forma, al mito del ‘black leather rock rebel’, in seguito imitato da altri.
La rigenerazione dell’icona artistica del cantante, ha i suoi effetti immediati. Di fatto, il mercato inglese, porta Vincent a riassaporare quel successo che, in patria, il pubblico non era più disposto ad offrirgli.
Inoltre, nel corso degli anni ’60, prende parte a diversi film, compiendo numerosi tour in buona parte del continente.
Nel 1969 partecipa al ‘Toronto Rock & Roll Festival’, dove sono presenti, anche, Jerry Lee Lewis, Chuck Berry, John Lennon, The Doors. Nel 1970 incide per la Kama Sutra, due album orientati al country, i quali sono favorevolmente accolti dalla critica, ma senza riscuotere alcuna presa commerciale.

STILE

Un linguaggio sonoro il suo, basato principalmente su break chitarristici, ondeggianti eco, ed una vocalità sexy. Gene Vincent con i suoi Blue Caps fu anche tra i primi artisti, assieme a Buddy Holly & The Crickets, ad impiegare quella che diverrà la più classica formazione rock: due chitarre, basso e batteria. A dispetto dello scarso riscontro commerciale, la musica di Vincent, può essere considerata fra i più grandi esempi del rockabilly di tutti i tempi. La morte prematura e la tormentata figura, ne hanno consacrato la leggenda.

ICONA DISPERATA E TORMENTATA

Purtroppo, la salute psicofisica del cantante, particolarmente ferita negli anni, da vari episodi accidentali, continua a deteriorarsi. Infatti, dopo essere stato ricoverato in un ospedale californiano, la morte lo raggiunge il 12 ottobre 1971, in seguito ad una emorragia interna.Gene Vincent scompare a 36 anni, lasciando un’eredità musicale che è metabolizzata, successivamente, da tutto il mondo del rock. Tanto da essere annoverato, come una dei primi rocker disperate e tormentate, del rock.

GENE VINCENT OGGI

Nel 1998, per la sua indiscutibile influenza sulla musica popolare statunitense e non solo, viene introdotto nella Rock and Roll Hall of Fame.

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ELVIS PRESLEY

Elvis Presley: uno degli artisti più amati e rispettati di sempre, un personaggio straordinario che sopravvive nel tempo.

ROCK USA


ICONA IMMORTALE DEL ‘900

Ci sono figure che hanno segnato la storia della musica nel ‘900, oltrepassando i confini delle note, per raggiungere lo stato indiscusso di icone. Ciò non solo per il loro successo e i milioni di dischi venduti, ma anche per l’enorme impatto culturale che hanno avuto sulle generazioni: tra queste, ovviamente spicca Elvis Presley. Ancora oggi è uno degli artisti più amati e rispettati di sempre, un personaggio straordinario che sopravvive nel tempo.

CIFRE DA CAPOGIRO

Tra il ’56 e l’inizio del ’57, Elvis Presley aveva appena 21 anni, ma era già sul tetto del mondo. La sua immagine divenne un’icona al pari delle sue canzoni più celebri. Il suo volto, le sue movenze, il suo vestiario, la sua pettinatura, si trasformarono nel più grande fenomeno di marketing della storia della cultura popolare.

Cappellini, magliette, scarpe, cinture e portafogli, borse e quant’altro: qualsiasi oggetto che portava il volto di Elvis, andava letteralmente a ruba.
Sull’edizione del Wall Street Journal del 31 dicembre del 1956, vennero pubblicate le cifre dei ricavi del merchandise marchiato Elvis.

Cifre da capogiro, ben 22 milioni di dollari in meno di un anno. Il mix di blues e rock, unito alla sua immagine iconica, lo resero in pochissimo tempo il più grande idolo dei giovani americani.
Pur senza esibirsi mai fuori dagli Stati Uniti (eccetto sei concerti in Canada sul finire degli anni Cinquanta), ha raggiunto un successo planetario.


In tutta la sua carriera ha venduto oltre un miliardo di dischi e ha sbancato molte volte ai botteghini come attore. Insomma, un pezzo di storia d’America.

IL RE

Fonte d’ispirazione per centinaia di artisti della scena rock and roll e rockabilly, venne soprannominato “il Re”. Sicuramente ha giocato a suo favore la sua straordinaria presenza scenica, con tanto di movimenti oscillatori del bacino. Ma anche l’innata capacità di fondere gli elementi più importanti della musica bianca con un genere, il rock and roll, nato come evoluzione della musica nera.


Ha spaziato in vari generi, dal classico rock and roll, a generi come il rhythm and blues, country, western, gospel, melodica e pop.
Nonostante la sua prematura scomparsa, avvenuta a soli 42 anni, Elvis ci ha regalato alcune delle più grandi canzoni rock di sempre. Alcune di esse sono entrate di diritto nella storia della musica, nonché nell’immaginario collettivo.
Raggiunse spesso il top delle classifiche americane, dove tra l’altro è rientrato anche nel Natale del 2018.

FORSE NON SAPETE CHE…

– La casa natale di Elvis, a Tupelo, è diventata meta di pellegrinaggio dei suoi fan allo stesso modo della famosa dimora di Graceland.

– Tra gli artisti che si sono ispirati a Elvis in Italia ricordiamo Adriano Celentano, Little Tony e Bobby Solo.

– Il Re fu uno dei primi artisti a scatenare manifestazioni di isteria collettiva da parte delle fan. Non a caso all’inizio della carriera fu vittima di aggressioni da parte di fidanzati gelosi.

– Per via delle sue movenze oscene e per il ritmo scatenato della sua musica, venne spesso accusato dalle associazioni religiose di satanismo.

– Sul finire degli anni Cinquanta Elvis prestò servizio militare, rifiutando di ricevere un trattamento speciale in quanto personaggio famoso. Fu in questi anni che sviluppò la dipendenza da farmaci stimolanti.

– Su Instagram Elvis Presley ha un account ufficiale da oltre 640mila follower. Perché, nonostante la morte ormai oltre quarant’anni fa, la fama di Elvis non accenna a diminuire.

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BILL HALEY

Primo interprete del classico “Rock Around the Clock”, Bill è stato il primo vero divo rock’n’roll bianco, anticipando di poco l’esploit di Elvis Presley.

ROCK USA


PRIMO DIVO ROCK BIANCO

Il rock and roll è rappresentato spesso dal volto di Elvis Presley, il Re. Ma di leggende in quegli anni ne nacquero a decine: da Little Richard a Chuck Berry, senza dimenticare il grande Bill Haley.
Primo interprete del classico “Rock Around the Clock”, Bill è stato il primo vero divo rock’n’roll bianco, anticipando di poco l’esploit di Elvis.
Ancora prima di Elvis Presley, fu lui a portare in auge il rock ‘n’ roll del quale venne da molti definito il padre.  
Star di varietà musicali, attore cinematografico e voce meravigliosa, ad Haley sembrava non mancasse proprio niente. 
Primo interprete di “Rock Around the Clock”, uno dei brani rock and roll più conosciuti della storia della musica. Il brano divenne noto anche come parte della colonna sonora del film “Il seme della violenza” ’55 e dal ’74 come sigla di “Happy Days”.

PRIMO CANTANTE AMERICANO IN TOUR IN EUROPA

“Rock Around the Clock” fu il primo disco a vendere più di un milione di copie in Inghilterra e in Germania. Haley divenne il primo cantante americano ad andare in tour in Europa. Successivamente uscì “See you later, alligator”, che gli consentì di mantenere ancora un buon successo, almeno fino a quando Elvis Presley non cominciò a calcare le scene.

LE BARBARIE GIOVANILI

Il 19 Marzo 1955 uscì nelle sale “The Blackboard Jungle”, di Richard Brooks: la storia edificante di un professore progressista dal cuor d’oro (interpretato da Glenn Ford), alle prese con la violenza e la disperazione dei ragazzi dei ghetti.
La pellicola suscitò qualche brontolio per la schiettezza delle descrizioni: ma furono ben altri i motivi della sua fama. Cosa mai successa prima, i ragazzi andavano al cinema non per il film, ma solo per la canzone che accompagnava i titoli di testa: “Rock Around the Clock” di Bill Haley. Infatti molti di loro si mettevano a ballare direttamente in sala, una vera barbarie per l’epoca!

LA STAR HALEY

In poco tempo il pezzo, trainato dalle intemperanze dei suoi fans, divenne un caso nazionale. Il 9 Luglio schizzò in cima alla classifica pop di Billboard, dove restò otto settimane consecutive, giungendo al numero tre della graduatoria rhythm’n’blues. Un successo che, coi suoi 30 milioni di copie, si potè definire planetario. Tutti i paesi occidentali, Italia compresa, ma Inghilterra in primis, ne furono contagiati. Haley fu il primo divo musicale per cui la televisione potè mostrare le scene di fans in delirio.

IL DECLINO

Inghilterra, Australia ed Europa… tutto sembrava andasse alla perfezione, quando ad un certo punto qualcosa sembrava essersi inceppato. Nonostante Bill fosse un’icona mondiale, in patria la sua stella conobbe una rapida e inarrestabile caduta. Da Memphis arrivò il ciclone Presley, nulla fu più come prima.
L’ America, improvvisamente, si destò dal sogno: Bill era un trentenne, dall’aria pingue e rilassata, inoffensivo e pacioso, e dal rassicurante vocione baritonale. Troppo lontano da quei divi che, da pochi mesi, stavano colonizzando l’immaginario collettivo dei teen-ager. Cantanti che emanavano un’irresistibile aria di sensualità, ribellione e giovanile sfrontatezza. Il “vecchio” Bill non poteva competere con la generazione di Elvis, Richard e Chuck: per lui, che era stato il primo, nel 1958 era già il momento di tirare i remi in barca, e abbandonarsi ai ricordi. Una maledizione che lo accompagnò per tutto il resto della carriera, condotta sino alla morte.

LO SAPEVATE CHE…

– Nel 1987 è entrato nella Rock and Roll Hall of Fame.

– A causa di un’operazione mal riuscita, a quattro anni Bill rimase cieco dal suo occhio sinitro per tutta la vita.

– Il 10 novembre 1970 suonò per la Regina Elisabetta II al Royal Variety Performance.

– Su Instagram Bill Haley ha un account ufficiale dedicato alla sua memoria.

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