ADDIO FRANCO BATTIATO

ADDIO FRANCO BATTIATO. "Il maestro", così veniva chiamato dai suoi fans, è morto oggi, 18 Maggio 2021, (questa mattina), all'età di 76 anni, nella sua casa di Milo.
ADDIO FRANCO BATTIATO. “Il maestro”, così veniva chiamato dai suoi fans, è morto oggi, 18 Maggio 2021, (questa mattina), all’età di 76 anni, nella sua casa di Milo.

ROCK ITALIA


IL MAESTRO

ADDIO FRANCO BATTIATO

Franco Battiato “Il maestro”, così veniva chiamato dai suoi fans, è morto oggi, 18 Maggio 2021, (questa mattina), all’età di 76 anni, nella sua casa di Milo.
Cantautore, compositore, musicista, regista e pittore italiano, con più di cinquanta anni di carriera musicale, è difficile catalogarlo in un unico genere.

Capace di spaziare tra svariati generi, dalla musica pop a quella colta, toccando momenti di avanguardia, ha, inoltre, sperimentato l’elettronica e si è misurato con la musica etnica e con l’opera lirica.


Se c’è un modo semplice per spiegare il suo lavoro è quello di chiamarlo “artista” e godere della sua musica senza tempo.
Maestro della musica italiana, a cui lascia brani indimenticabili come “La cura”, “Centro di gravità permanente”, “Voglio vederti danzare”. Spaziando tra i diversi generi e combinandoli tra loro in modo sempre personale, ha elaborato dei veri e propri capolavori.
Pochi mesi fa, proprio in concomitanza con il suo 76esimo compleanno, era stato ripubblicato “La voce del padrone”, l’album epocale che 40 anni fa fu il primo in Italia a superare il milione di copie vendute.

ARTISTA SPERIMENTALE

Battiato è stato certamente uno dei nomi più famosi della musica italiana, mantenendo una lunga consuetudine con i piani alti delle classifiche. Alcuni dei suoi brani sono entrati ormai nella storia del costume, ma negli anni ’70 produceva album sperimentali come «Fetus» e «Pollution». Quest’ultimi, hanno fatto scoprire all’Italia, le risorse della musica elettronica e le concezioni più avanzate del rock di quel periodo. Ma anche le contaminazioni con i grandi autori di musica contemporanea.
In realtà Franco Battiato è stato uno studioso dagli orizzonti molto ampi: ha saputo, di fatto, praticare l’arte della canzone pop, in maniera tale da utilizzare linguaggi e riferimenti molti diversi tra loro. Questo sia in campo musicale che in altre forme di espressione artistica, come il cinema, la pittura, l’opera. Cosa di peculiare importanza, e assolutamente da non dimenticare, è come Battiato sia stato un precursore della musica elettronica.

IL PROVOCATORE IRONICO

Lungo questi decenni Franco Battiato ha costruito un percorso davvero unico nel panorama italiano. Un ironico libero pensatore che ha praticato l’arte della provocazione. In anni il pubblico reagiva in modo a dir poco vivace alle sue performance volutamente ai limiti dell’inascoltabile. Queste esperienze e questo tipo di approccio, hanno ispirato l’ultimo album, il “Joe Pattìs Experimental Group”, il quale è stato portato in tour di fronte a un pubblico molto più preparato di quello di 40 anni fa. Del suo grande successo commerciale parlava con la sua magistrale ironia e il suo proverbiale e sofisticato sense of humor.

LE SUE COLLABORAZIONI

Non meno importanti, sono state le numerose collaborazioni: ricordiamo Claudio Baglioni, CSI, Enzo Avitabile, Pino Daniele, Bluvertigo, Tiziano Ferro, Celentano, Subsonica, Marta sui Tubi. Da non dimenticare il decisivo ruolo svolto nelle carriere di Alice e Giuni Russo. Non è certo un caso che sia rimasto un punto di riferimento. I giovani di oggi, vedono in lui un modello di originalità e di curiosità, mentre il mondo degli adulti, ha una visione dell’artista nelle vesti di un difensore dell’intelligenza, in un mondo che troppo spesso ne dimentica l’importanza.

IL SALUTO DI #ROCKANDWOW AL MAESTRO

È immenso il dispiacere che lo staff di #RoCkAnDwOw porta nel cuore per la perdita di un artista che, nel panorama Italiano e non solo, ha lasciato un’impronta indelebile. Nel nostro piccolo, abbiamo pensato di ricordarlo con questa breve biografia (si potrebbe scrivere un libro) e presto una dedica durante una delle puntate in podcast. È doveroso segnalare la bellissima vignetta omaggio di Marco Fiorenza, nostro fumettista ufficiale, che con una frase detta proprio da Franco, ci ricorda quanto sia stato grande.

Grazie maestro per il patrimonio culturale, con cui hai arricchito il panorama artistico italiano. RIP ADDIO FRANCO BATTIATO

ASCOLTA LA STORIA DI FRANCO BATTIATO IN PODCAST

Per ascoltare la musica di FRANCO BATTIATO e parte della storia di questo colosso della musica, basta cliccare Play e lasciarsi andare.

Seguiteci sui nostri canali per vivere il viaggio attraverso l’Italia, ed incontrare gli artisti che hanno tracciato una lunga ed itramontabile scia artistica.


Ascolta “#RoCkAnDwOw Snack Music” su Spreaker.


JOAN BAEZ BIOGRAFIA

JOAN BAEZ BIOGRAFIA. Cantante, pittrice, ma soprattutto voce immortale della protesta e della controcultura americana è un’istituzione della musica americana e dell’attivismo politico, nonchè icona pacifista per eccellenza.
JOAN BAEZ BIOGRAFIA Cantante, pittrice, ma soprattutto voce immortale della protesta e della controcultura americana è un’istituzione della musica americana e dell’attivismo politico, nonchè icona pacifista per eccellenza.

ROCK USA


LE BALLATE PER LA LIBERTÀ

JOAN BAEZ BIOGRAFIA. Ballate e diritti civili, questi i cardini sui quali la cantante ha costruito la sua mitologia sin dagli anni ’60. Cantante, pittrice, ma soprattutto voce immortale della protesta e della controcultura americana: Joan Baez è un’istituzione della musica americana e dell’attivismo politico, è l’icona pacifista per eccellenza. Una donna straordinaria, ancor prima che grande artista, capace di cambiare il mondo, nel suo piccolo, semplicemente con le canzoni e la forza dei fatti, che vanno sempre oltre le parole.

Se dovessimo dare volto, corpo e voce agli anni ’70, la scelta cadrebbe solo fra due artiste straordinarie: Janis Joplin e Joan Baez. Purtroppo Janis ci ha lasciato troppo presto, ma Joahn è colei che ha saputo conquistarsi un ruolo fondamentale, in America e non solo. E’ colei che ha incantato il mondo con il suo particolarissimo stile vocale e la sua chitarra. Quindi, catalogarla solo come una cantautrice, sarebbe assolutamente riduttivo.

L’USIGNOLO DI WOODSTOCK

Dopo un’esibizione al Newport Folk Festival del 1959, ottenne il suo primo contratto con la Vanguard Records. Debuttò così nello stesso anno con il suo primo eponimo, una raccolta di ballate folk e blues. Il suo primo vero successo fu però, il disco seguente, Joan Baez, Vol. 2, uscito nel 1961 e arrivato al disco d’oro. Tra le canzoni più importanti di questa sua prima fase di carriera, c’è “There but for Fortune”, entrata nella top ten del Regno Unito nel 1965.
Culmine della sua carriera, di cantautrice impegnata, fu l’esibizione al Festival di Woodstock nel 1969, evento che le regalò la fama a livello planetario. E’ proprio in questo memorabile concerto che venne soprannominata “l’usignolo di Woodstock”.

ICONA DEI DIRITTI CIVILI

In poco tempo, Joan divenne uno dei simboli della lotta per i diritti civili. Affiancò, il suo amico, Martin Luther King, per la protezione degli studenti afroamericani in Mississippi. Lo seguì anche nella storica marcia su Selma, in Alabama, dove tenne un concerto per intrattenere i manifestanti che si erano accampati per la notte. La sua “We Shall Overcome” divenne l’inno ufficiale delle proteste studentesche. Fra un concerto e una manifestazione, nel 1961, incontrò anche un giovane e ancora semi sconosciuto, Bob Dylan, per il quale perse la testa. Gli anni ’70 furono per la cantante, un full immersion nell’attivismo politico e sociale, questo, ovviamente, si ripercosse anche nella sua musica. Come ad esempio il brano “Here’s to You”, dedicato a due attivisti anarchici italiani giustiziati nel 1927. Oppure, “Where Are You Now, My Son?”, Ep di 23 minuti cantato e recitato, che racconta l’avventura di Joan Baez in Vietnam.

JOAN E BOB

La storia più chiacchierata della sua vita fu quella con Bob Dylan. I due ebbero una relazione sentimentale dal 1962 al 1965. Si conobbero nel 1961, quando lei era già la Regina del Folk, mentre Bob solo un giovane di belle speranze. L’incontro, nato come una semplice amicizia e stima professionale, presto si tramutò in amore. I due condivisero numerosi palchi e duetti, cantando classici come “When the Ship Comes In” e le prime composizioni di Dylan, inclusa la leggendaria “Blowin’ in the Wind”.

La relazione però non era destinata a durare: infatti i tour in giro per il mondo e il caratteraccio di Bob, minarono piano piano la relazione. Nel 1965, Dylan, scaricò senza preamboli Joan per la coniglietta di Playboy e futura moglie, Sarah Lownds. I due si riappacificarono nel 1975 e partirono nuovamente in tour, esibendosi insieme anche nel mitico tour Rolling Thunder Revue. Nella stesso anno, Joan, gli dedicò una delle sue canzoni più belle, “Diamonds and Rust”. Quest’ultima, colma di struggente malinconia: «Sì, ti ho amato teneramente. E se mi stai offrendo diamanti e ruggine, ho già pagato».

IL RAPPORTO CON L’ITALIA

Dopo la fine del rapporto con Dylan, Joan sembrò in qualche modo rinascere e, tra una battaglia e l’altra, scoprì anche l’amore per l’Italia. Nei suoi concerti, cominciò a cantare brani pacifisti italiani. Tra i tanti, ricordiamo “Un mondo d’amore” e “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” di Gianni Morandi.
Poi, nel 1971, insieme a Ennio Morricone compose la hit “Here’s To You”, che accompagnava il film di Giuliano Montaldo Sacco e Vanzetti. Nel corso degli anni, Joan, cantò splendidamente anche brani come “La canzone di Marinella” di Fabrizio De André e non meno importante, fu l’esibizione in numerosi concerti benefici per Gino Strada e la sua Emergency.

JOAN BAEZ OGGI

Al soffio delle 80 candeline, Joan Baez ha deciso di appendere definitivamente la chitarra al chiodo incidendo l’ultimo album, “Whistle Down the Wind”.
L’ultimo ed emozionante tour è stato bloccato dal Corona Virus, ma non le ha impedito di esibirsi comunque, direttamente da casa sua.
Joan è ora un’affermata pittrice, che continua a combattere, a colpi di pennello e chitarra, le sue battaglie per i diritti civiIi, soprattutto su Instagram.

CURIOSITÀ JOAN BAEZ BIOGRAFIA

Lo sapevate che…

– Joan Baez è alta 1 metro e 66.

– Il suo soprannome è l’usignolo di Woodstock.

– Cosa c’entra Joan Baez con Steve Jobs? I due ebbero una relazione tra gli anni Settanta e Ottanta.

– Joan è diventata, sul finire degli anni Sessanta, un’icona del pacifismo e della lotta per i diritti civili.

– Era amica di Martin Luther King.

– Nel corso della sua vita ha lottato anche per i diritti della comunità LGBQT e per la causa ambientalista.

– Ha fatto conoscere al mondo, con una sua interpretazione, un classico di Gianni Morandi, “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”.

– La sua famiglia ha origine messicana per parte di padre, scozzese per parte di madre.

ASCOLTA LA BIOGRAFIA DI JOAN BAEZ IN PODCAST

Per ascoltare la musica di JOAN BAEZ e parte della storia di questo colosso della musica, basta cliccare Play e lasciarsi andare.

Seguiteci sui nostri canali per vivere il viaggio attraverso l’America, ed incontrare gli artisti che hanno tracciato una lunga ed itramontabile scia artistica.


Ascolta “#RoCkAnDwOw Snack Music” su Spreaker.


JOHNNY CASH

Johnny Cash: uno degli artisti più importanti nella storia della musica americana del dopo guerra.

ROCK USA


ICONA DEL COUNTRY E NON SOLO

Agli inizi del 1956, gli States erano ormai pronti alla grande rivoluzione del rock and roll. E mentre Elvis Presley era incoronato re incontrastato del nuovo genere, emerse, tra l’innovativa schiera dei giovani talenti americani, Johnny Cash. Divenne uno degli artisti più importanti nella storia della musica americana del dopo guerra. Cantautore, chitarrista e attore, interprete di numerose canzoni country, folk, e di celebri talking blues. Dagli anni ’50 agli anni ’70, fu in assoluto il più grande autore e interprete della musica country. Sebbene principalmente ricordato come un’icona della musica country, il suo repertorio spaziava attraverso generi quali rock and roll, rockabilly, blues, folk, e gospel. Questa poliedricità di stili, gli valse, molti riconoscimenti importanti.

IL SUCCESSO

Sospinto dalla nuova ondata musicale, Cash uscì dai limitati confini del country, con “I Walk The Line”, primo singolo ad entrare nelle classifiche pop. Tuttavia, rimase fedele al suo animo rurale, realizzando uno dei suoi più grandi sogni: arrivare al Grand Ole Opry da Nashville.
La sua popolarità crebbe mese dopo mese in maniera costante.
Per sfruttare il successo di “I Walk The Line”, il manager di Cash, Bob Neal, organizzò un tour in California per il febbraio del 1957. A seguire, un giro in Canada, prima volta al di là delle mura a stelle e strisce. Vera ciliegina sulla torta, un contratto per dieci puntate del Jackie Gleason Show.
La vita on the road fu, tuttavia, estremamente dura e spossante. Johnny e i suoi musicisti dovettero affrontare viaggi lunghissimi, per spostarsi tra una data e l’altra. Così, Cash iniziò ad assumere quantità sempre maggiori di droga, lasciando in disparte la moglie, scrivendo canzoni quasi senza sosta. Sul palco divenne una vera forza della natura, loquace oltre ogni limite e sbruffone nelle sue pose da chitarrista cantastorie.

STILE

La versatilità nell’interpretare ballate, gospel, blues, country e rockabilly e l’incisività delle sue composizioni, fecero di Cash un vero e proprio punto di congiunzione. Infatti riuscì a far convergere la tradizione, il country moderno e il pop commerciale.
Con la sua voce basso-baritonale e lo stile di scrittura, restando comunque ancorato alla tradizione country, riuscì ad attirare anche i rockers. Inoltre le sonorità spesso vicine al rockabilly e testi che raccontavano i contrasti generazionali, amori impossibili, malinconici e ribelli, ne decretarono il successo in patria.

Nonostante l’immagine austera ed autorevole, incise anche alcuni pezzi dal taglio umoristico come “One Piece at a Time” e “A Boy Named Sue”. Ma anche duetti con la futura moglie June Carter. Addirittura nell’ultima parte di carriera, fece sorprendenti reinterpretazioni di brani di artisti rock contemporanei. Tra i quali troviamo: “Hurt” dei Nine Inch Nails, “Personal Jesus” dei Depeche Mode, “Rusty Cage” dei Soundgarden e “One” degli U2.

I CONCERTI IN PRIGIONE

Tra il 1968 e il 1969, pubblicò i celebri album “Johnny Cash at Folsom Prison” e “Johnny Cash at San Quentin”. Entrambi gli album, registrati all’interno di carceri di massima sicurezza, di fronte a un pubblico di detenuti, riscossero enorme favore di critica e pubblico. “At San Quentin” include il singolo “A Boy Named Sue”, che raggiunse la vetta della classifica country e la seconda posizione nella classifica pop statunitense. La versione della canzone pubblicata su singolo, venne censurata eliminando alcuni termini ritenuti “sconvenienti”. Dal punto di vista commerciale, nel 1969 Cash eclissò addirittura i Beatles negli Stati Uniti vendendo 6.5 milioni di copie di dischi.
Nel 1972 si esibì nella prigione di Österåker in Svezia. L’album live På Österåker venne pubblicato nel 1973, ma non riscosse il successo dei suoi predecessori. Nel 1976, un ulteriore concerto in carcere, questa volta presso la “Tennessee Prison”, venne filmato per la trasmissione televisiva. Il concerto venne pubblicato dopo la morte di Cash con il titolo “A Concert Behind Prison Walls” nel 2003.

CONDUTTORE TELEVISIVO

Dal 1969 al 1971, Cash condusse il suo personale show televisivo, il Johnny Cash Show, sul canale ABC. In ogni puntata aprirono per lui gli Statler Brothers; la Carter Family e la leggenda rockabilly Carl Perkins sono anch’essi parte dell’entourage del programma. Inoltre, puntata dopo puntata, Cash invitò allo show svariati nomi celebri del music business in qualità di ospiti. Tra i quali, Neil Young, Stevie Wonder, Louis Armstrong, Neil Diamond, Joni Mitchell, Kenny Rogers, James Taylor, Ray Charles, Roger Miller, e Bob Dylan. Durante questo periodo, contribuì alla colonna sonora del film “Lo spavaldo”, nel quale recitarono: Robert Redford, Michael J. Pollard, e Lauren Hutton. “The Ballad of Little Fauss and Big Halsey”, scritta da Carl Perkins per il film, ricevette una nomination ai Golden Globe.

THE MAN IN BLACK

All’inizio degli anni settanta, “cristallizzò” la propria immagine pubblica come “The Man in Black” (“l’uomo in nero”). Iniziò a modificare il proprio aspetto, smise di imbrillantinarsi i capelli, iniziando a cotonarseli. Inoltre cominciò ad indossare completi meno sobri ed austeri, diversificando il suo guardaroba in funzione della nuova veste di star televisiva. Nei concerti si esibiva regolarmente vestito di nero, indossando un lungo cappotto anch’esso nero. Questo abbigliamento era in netto contrasto con gli sgargianti costumi colorati e i cappelli da cowboy indossati dalla maggior parte dei cantanti country dell’epoca. Nel 1971 scrisse, a tal proposito, la canzone “Man in Black”, per spiegare il suo stile d’abbigliamento. Il brano cita: «Indosso il nero per i poveri e gli oppressi, che vivono nel lato disperato ed affamato della città. Lo indosso per il detenuto che ha a lungo pagato per il suo crimine, Ma è lì, perché è una vittima dei tempi.» Cash, in una delle tante interviste, dichiarò che semplicemente gli piaceva il nero e che era il colore più pratico da indossare sul palco. Pubblicò un’autobiografia nel 1975, Man in Black, che ottenne la vendita di 1.300.000 copie.

IL DECLINO E LA MALATTIA

Nel 1980, all’età di 48 anni divenne l’artista vivente più giovane ad essere introdotto nella Country Music Hall of Fame. Ma in quel decennio, iniziò il suo declino artistico, nonostante lo circondasse la stima di colleghi e appassionati. Restò comunque in classifica, specialmente con l’album “Johnny 99”, album di cover che includeva due brani di Bruce Springsteen tra cui “Johnny 99”. Negli anni seguenti si ammalò anche di polmonite, diabete, peritonite, perdita parziale della vista, e da un imprecisato disturbo nervoso degenerativo. Quest’ultimo lo portò ad avere problemi motori costringendolo, nell’ultimissimo periodo di vita, su una sedia a rotelle.

LA RIPRESA

Nel 1994, con il nuovo contratto con la American Recordings di Rick Rubin, avvenne la ripresa di Johnny Cash. Infatti Rubin, introdusse Cash verso una nuova generazione di pubblico, rinverdendone la fama, rimarcando la sua statura artistica e di leggenda vivente. Il primo disco American Recording, prettamente acustico, era costituito da canzoni del suo repertorio e da reinterpretazioni di brani di artisti contemporanei scelti da Rubin. Questo nuovo lavoro di Cash, venne accolto trionfalmente e vinse il Grammy nella categoria Best Contemporary Folk Album.

ARTISTA DEGNO DI RISPETTO

Cash era una figura atipica nella musica popolare americana del XX secolo, pur essendo un cristiano dalle convinzioni evangeliche tradizionali, era rispettato e riverito da icone della cultura alternativa oltre che da importanti figure della cultura dominante. Morto nel 2003, venne sepolto accanto alla moglie June Carter.

SAPEVATE CHE…

Johnny Cash era alto 1 metro e 88.

Era soprannominato Man in Black, anche per via della sua scelta nel look dagli anni Settanta.

Iniziava i suoi concerti con la frase: “Hello, I’ m Johnny Cash“

È stato uno dei pochissimi cantanti ad avere venduto più di novanta milioni di dischi.

Fu amico di diversi presidenti degli Stati Uniti: da Richard Nixon a Ronald Reagan e George W. Bush.

Fa parte anche della Hollywood Walk of Fame e della Rock and Roll Hall of Fame.

Fu un devoto cristiano.

Si laureò nel 1977 in teologia presso la Scuola Cristiana Internazionale di Teologia.

Nel 2005 uscì un film biografico sulla sua vita, dal titolo Quando l’amore brucia l’anima.


Su Instagram Johnny Cash ha un account ufficiale a lui dedicato.

ASCOLTA LA STORIA DI JOHNNY CASH IN PODCAST

Per ascoltare la musica di JOHNNY CASH e parte della storia di questo colosso della musica, basta cliccare Play e lasciarsi andare.

Seguiteci sui nostri canali per vivere il viaggio attraverso l’America, ed incontrare gli artisti che hanno tracciato una lunga ed itramontabile scia artistica.


Ascolta “#RoCkAnDwOw Snack Music” su Spreaker.