HANA BI SPECIALE INTERVISTE


RISING STARS INTERVISTE: SPECIAL GUEST HANA BI


INTERVISTA: DIETRO LE QUINTE

Venticinquesimo appuntamento con Rising Stars Speciale Interviste (HANA BI), il salotto dedicato agli artisti e alle band indipendenti, curato da Arianna Rebel!

Gli ospiti di oggi, all’interno del nostro format, sono gli HANA BI che ci propongono io loro nuovo singolo THE DAMNED.

Intervista condotta da Arianna Rebel, la quale si pone, come suo solito, in una versione frizzante e cordiale verso i protagonisti di oggi.
La Produzione è curata da Ark.

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risingstars@rockandwow.it 


BIOGRAFIA

Gli Hana Bi sono una band di Napoli, formata da Johnny Darko (voce e chitarra), Luca Coletta (basso) e Alex De Nicola (batteria). L’idea degli Hana Bi nasce nel 2014 dalla voglia di Johnny di creare un progetto proprio. Tuttavia, è solo nel 2017, dopo varie formazioni poco fruttuose, che si raggiunge una formazione stabile in grado di portare avanti un progetto costante e serio. Questo coincide con l’inserimento di Alex alla batteria, che da allora è rimasto membro fisso, mentre Luca è entrato nella band nel 2020.

Dopo aver composto diverso materiale e macinato live nei vari club campani, la band ha inciso nel 2019 il primo EP omonimo: Hana Bi, da cui hanno tratto due video: “Labyrinth” e “Starlight”. Quest’ultimo è forse il pezzo più trasversale e richiesto della band durante i live.

Il secondo lavoro era previsto per il 2020, ma il Covid ha fatto slittare tutto al 2023 con l’album “Spleen and Guts”, uscito lo scorso maggio. Il nome Hana Bi viene dal titolo del film di Takeshi Kitano. L’ideogramma Hana (fiore) e Bi (fuoco) insieme compongono la parola “fuoco d’artificio”. L’idea di due cose così opposte (il fuoco e il fiore) che insieme danno vita a qualcosa di bello e diverso racchiude il senso della musica della band, che ha deciso di chiamare il suo stile “Spleen Rock”.

La band ha uno “non-genere” che passa da momenti di quiete e sognanti ad altri carichi di distorsioni e muri di fuzz riverberati. I testi, intrisi di malinconia e malessere, sono l’essenza dello spleen che vogliono esprimere con la loro musica. Non avendo un genere preciso in cui etichettarsi, l’idea di coniare questo termine è stata la scelta migliore.

L’eterno oscillare fra rabbia e malinconia, energia e malessere ha suggerito l’idea di chiamare il primo album “Spleen and Guts” (malinconia e coraggio/milza e intestino) per ribadire il dualismo che caratterizza il sound della band.

Le maggiori influenze sono i Joy Division, Cure, Smashing Pumpkins, Verdena, Slowdive, ma anche parte del movimento alternativo anni ’90 (Nirvana in primis).

A settembre 2023 è uscito il primo video tratto dall’album: “The Damned”, in cui si parla dei problemi dell’essere un vampiro e soprattutto del problema di dover affrontare l’eternità in un mondo mortale. Al momento, la band si prepara per diverse date live per promuovere l’album.

Hana Bi Intervista e Biografia
Hana Bi Intervista e Biografia

RECENSIONE
a cura di

La poetica del dualismo è quella degli Hana BI, la band alternative rock napoletana guidata da Johnny Darko, fondatore, cantante, chitarrista e principale autore del progetto. Il loro nuovo singolo, “The Damned”, è tratto dal loro nuovo primo vero e proprio album, “Spleen and Guts”. Parla di un vampiro che deve affrontare i problemi dell’essere, del vivere l’eternità in un mondo mortale. Il brano si presenta con un sound rock aggressivo e deciso, ma al contempo malinconico e psicologico. È infatti simbolo dell’eterno oscillare fra rabbia e malinconia, energia e malessere, come espresso nel titolo dell’album.

Questa è la caratteristica principale della band napoletana, il cui nome stesso richiama a tali dualismi raccontati con la musica. Il nome della band infatti viene da un ideogramma orientale tratto dal film di Takeshi Kitano, il quale mette in contrapposizione la parola “fiore” con “fuoco” e ci porta sul crinale oscillante fra due mondi opposti ma complementari al contempo. Lo possiamo anche sentire nei gemiti che il cantante intona nel ritornello, quasi uno sfogo di questo eterno oscillare.

Tutto questo racchiude il senso della musica della band, la quale definisce il loro un “Non Genere”, ossia ha uno stile che passa da momenti onirici e di quiete a momenti malinconici e aggressivi, intuibili molto dalle chitarre e i bassi fuzz riverberati, le distorsioni e i testi intrisi di questa essenza che loro etichettano come Spleen Rock.

Lo stile della band si avvicina molto a quello dei Joy Division, sia per la dicotomia continua fra malinconia e rabbia, sia per le sonorità, che rimandano comunque molto anche allo stile degli Smashing Pumpkins, dei Verdena, o dei primi Foo Fighters post Nirvana. Infatti, tale sound richiama generi come il punk o l’indie rock, e talvolta il rock psichedelico per le parti più oniriche generate con la chitarra, ascoltabili per esempio nella loro hit Starlight.

che generate con la chitarra, ascoltabili per esempio nella loro hit Starlight.


INTERVISTA PER ROCKANDWOW
a cura di Arianna Rebel

La redazione di Rockandwow ha ospitato, nel salottino virtuale dedicato agli artisti di Rising Stars, un altro artista degno di nota.

Ospiti indiscussi in questo speciale interviste, sono gli HANA BI, che ne ha rilasciato ben due distinte: una audio e una scritta.

1. Come vi siete conosciuti e come avete scelto il nome della band?

Johnny: “Con Alex ci siamo conosciuti nel 2017 perché ci serviva un nuovo batterista. Ci fu proposto come sostituto temporaneo; voleva darci una mano e restare giusto il tempo necessario per trovare un sostituto stabile. Invece, è poi diventato membro effettivo dal 2017.”

“Luca era un fan della band. Ci ha conosciuti a un live, siamo diventati amici e a volte ci faceva sentire come suonava i nostri pezzi, in particolare ‘Labyrinth’. Così, quando abbiamo avuto bisogno di un bassista per alcune date estive, abbiamo pensato subito a lui che già conosceva i pezzi. Poi, quando nel 2020 abbiamo avuto bisogno di un altro bassista, abbiamo pensato subito a lui.”



2. Quali sono le vostre principali influenze musicali e come le incorporate nel vostro stile?

Johnny: “Le nostre influenze sono varie. Ognuno di noi ascolta cose simili e totalmente diverse. Tuttavia, credo che quello che più si può ritrovare nel nostro sound sia il post punk, lo shoegaze e l’alternative degli anni ’90. Non saprei dire come lo incorporiamo dal punto di vista compositivo, è un processo spontaneo. Credo che alcune scelte e influenze facciano parte del nostro ‘DNA’ musicale, per cui non ce ne rendiamo conto.

Dal punto di vista del ‘suono’, sin dagli inizi mi sono rifatto sicuramente a band come gli Slowdive e altri gruppi degli anni ’90. Quindi, un certo uso dei fuzz, delay e riverberi viene da lì. Tuttavia, tutto è utilizzato in modo assolutamente personale e originale, almeno questo è l’intento.”


3. Cosa vi ispira a scrivere le vostre canzoni e quali sono i temi ricorrenti nei vostri testi?

Johnny: “Il mood, lo stato d’animo del momento, è quello che maggiormente ispira la musica. Nella mia mente, ho sempre pensato di voler creare atmosfere più che musica. I temi variano in base alle fasi che attraversa la band e io con essa. Essendo quello che ne scrive i testi, probabilmente influenzo maggiormente i temi affrontati. Inizialmente, preferivo parlare di luoghi, scenari e ricondurli al mio stato d’animo come delle proiezioni del mio mood. Poi, ho iniziato a essere meno indiretto e a scrivere in prima persona del mio malessere o inquietudini, magari parlando anche di cose più personali.
Ora, sono in una fase più distaccata, parlo di storie, esseri, creature e atmosfere a volte da incubo. Queste generalmente sono ispirate dal tipo di sensazione che la musica mi suggerisce.”


4. Qual è stata la vostra esperienza più memorabile sul palco e perché?

Luca: “Il momento più memorabile è stato quando la corrente è andata via a fasi alterne in un locale durante un paio di brani. Abbiamo continuato a suonare nonostante l’imprevisto, grazie al supporto della gente che faceva rumore, incitandoci e scandendo il tempo con le mani. Sembrava quasi un effetto voluto, ma non è stato così. Quando la corrente tornava, ci trovavamo esattamente a tempo con il brano e pronti a continuare, anche grazie al pubblico.”

Johnny: “Ho vari momenti ‘memorabili’. Uno che mi è rimasto impresso è stato quando, durante ‘Starlight’, le persone hanno iniziato a cantare il ritornello. Mi sono goduto lo spettacolo di vedere le persone intonare un nostro brano durante il live. Per una band non proprio famosa o comunque non mainstream, è una bella soddisfazione!”



5. Quali sono le vostre canzoni preferite da eseguire dal vivo e perché?

Alex: “Ognuna rappresenta una parte della mia anima e non potrei sceglierne una sola.”

Luca: “Le canzoni che suonare live, sono ‘Oblivion’ e ‘Ice’ perché cominciano con una certa atmosfera e poi cambiano direzione, culminando in un finale più energico.”

Johnny: “Non saprei, come Alex, è difficile scegliere. Ma posso dire che quando abbiamo un brano nuovo di zecca da portare live, per un certo periodo diventa quello il mio preferito da suonare.”



6. Qual è il vostro approccio alla scrittura di testi e come li adattate alla vostra musica?

So che ci sono molti cantanti o autori che hanno testi già scritti da adattare poi al brano, ma io non ci riuscirei. Ho bisogno sempre prima della musica; i testi sono l’ultima cosa che scrivo. Quindi, direi che è la musica e il mio stato emotivo a condizionare il testo che arriva solo alla fine.


7. Quali sono i vostri piani per il futuro in termini di tour e nuove uscite musicali?

Stiamo cercando date in tutta Italia per promuovere il disco. Per le nuove uscite musicali, non sappiamo ancora; ci stiamo ancora godendo il disco appena uscito. Però, sicuramente, appena le prove per i live ce lo concederanno, vorremmo dedicarci alla scrittura di nuovi brani. Per ora, abbiamo date fino a Marzo 2024.


8. Quali sono state le maggiori sfide che avete affrontato come band e come le avete superate?

Sicuramente, l’eterna sfida di aver una band come la nostra, in una realtà come quella di Napoli, non è cosa da poco. Infatti avere un genere ben definito, anche se di nicchia, aiuta parecchio e per noi questa, è la sfida maggiore che potessimo incontrare.
Altra grande sfida è stato il Covid, che ci ha bloccati. Come l’abbiamo superata? Con caparbietà e sopratutto credendo in quello che facciamo.



9. Parlateci del nuovo singolo.

Il brano “The Damned”, tratto dal nostro album “Spleen and Guts”, parla della vita di un vampiro. Il quale si confessa con sé stesso o, chissà, con qualcuno, un po’ come “Intervista col Vampiro”. Racconta i pro e soprattutto i contro della sua vita solitaria ed eterna.
Il brano è stato il primo a durare intorno ai tre minuti. Diciamo che è stata un po’ una rivoluzione compositiva, per noi, sotto molti punti di vista. Infatti abbiamo sempre avuto la tendenza a essere più prolissi, lenti e “riflessivi”. Di questo brano esiste un video di cui siamo molto orgogliosi, in quanto interamente ideato e prodotto da noi.


DISCOGRAFIA

NIK MORINI SPECIALE INTERVISTE


RISING STARS INTERVISTE: SPECIAL GUEST NIK MORINI


INTERVISTA: DIETRO LE QUINTE

Ventiquattresimo appuntamento con Rising Stars Speciale Interviste (NIK MORINI), il salotto dedicato agli artisti e alle band indipendenti, curato da Arianna Rebel!

L’ospite di oggi, all’interno del nostro format, è NIK MORINI che ci propone YOUR INNER HOLE.

Intervista condotta da Arianna Rebel, la quale si pone, come suo solito, in una versione frizzante e cordiale verso il protagonista di oggi.
La Produzione è curata da Ark.

Info e iscrizioni su 

risingstars@rockandwow.it 


BIOGRAFIA

Nik Morini è un musicista polistrumentista, autore e compositore pisano. Ha studiato composizione di musica applicata per cinema e teatro, come colonne sonore e sound design.

Da 5 anni, la sua attività principale è scrivere concept album in inglese di genere prog rock secondo la tradizione anni ’70, con mescolanze ogni tanto con funky fusion. Ha avuto in passato da adolescente una band funky jazz soul, i Funk Harvest, e soprattutto con un tipo particolare di ambient music fatto da synth e arpeggiatori ipnotici e psichedelici, oppure dalla presenza di un pianoforte classico o minimalistico.

Il primo album si chiama “Lightless” e come il terzo, “Life is a puzzle”, racconta di un viaggio di ricerca e cambiamento del protagonista, spesso con cenni autobiografici. Mentre il secondo, più elaborato negli arrangiamenti, “Between fables and nightmares” si presenta come album impegnato nel sociale denunciando tutte le forme di emarginazione degli ultimi della società.

Tuttavia, il carattere principale delle storie di Nik è quello dell’analisi psicologica di personaggi complessi e spesso con contesti dark e tragici alle spalle. Motivo per cui nel nuovo concept album, anticipato dai tre singoli che verranno mandati in radio, Nik ha cercato di collegare spesso il suo prog rock con sonorità gothic e prog metal. Ma al contempo ha portato all’estremo in alcuni brani l’ambient sperimentale, mantenendo nei brani proposti una linea pop.

Il suo progetto in passato ha avuto la collaborazione assidua con artisti estrosi come Antonio Squadrone, chitarrista compositore, Sofia Bianchi o Noa Zatta, grandi voci del prog e del pop. Al momento rimane fisso suo padre Paolo Morini come bassista e chitarrista del progetto in studio, nonché colui grazie a cui Nik si è appassionato al rock e allo studio della musica. Si avvale delle chitarre di Salvatore Blanco, virtuoso chitarrista session man della zona pisana, noto per aver collaborato con cantanti come Domenica Morlando, Gianni Mazzocco e Rachele Sturniolo, che considera non solo colleghi, ma anche cari amici e compagni di avventure.

Oltre a suonare con vari cantautori e progetti musicali della zona pisana, Nik produce anche colonne sonore per alcuni cortometraggi. Tuttavia, la sua vera passione, alimentata da una laurea in storia della musica, è la recensione musicale. Infatti è un appassionato di musica a 360 gradi, interessato a tutte le sue sfaccettature e prospettive.

Nik Morini Intervista e Biografia
Nik Morini Intervista e Biografia

RECENSIONE
a cura di Luca Di Criscio

“Your Inner Hole” è il primo singolo estratto dal nuovo album di Nik Morini, “Neglected Towns”, pubblicato l’8 settembre 2023. Questo rappresenta il quarto lavoro discografico dell’artista.

Il brano inizia con un delicato intreccio di chitarra e tastiera, che ci introduce in un mondo sonoro sognante ed etereo. La voce bassa e pacata di Morini si inserisce su questo tappeto sonoro, seguita da un ritornello energico e carico di sentimento.

Dopo una breve sezione di raccordo in cui chitarra e batteria si concedono qualche virtuosismo, il brano prosegue con la seconda strofa. A metà del brano, una nuova sezione strumentale, lascia spazio prima alla chitarra, poi a un sintetizzatore in puro stile prog rock anni ’70. Quest’ultimo arricchisce ulteriormente le trame della canzone e conducendola verso un ultimo ritornello e un dolce outro, con cui il brano si conclude delicatamente.

Con questo singolo, Nik Morini offre un assaggio del suo universo sonoro. Il quale è caratterizzato da chitarre eteree e sintetizzatori retrò, anticipando ciò che gli ascoltatori potranno scoprire nel suo ultimo lavoro in studio.

“Apollonia (Shine On)”, la quinta traccia dell’ultimo album in studio “Neglected Towns”, è un brano caratterizzato da un forte groove e un sapore decisamente retrò.

Il brano inizia con il ritmo serrato della batteria, arricchito dalle trame dissonanti del sintetizzatore e dai fraseggi mirati della chitarra elettrica. Gli elementi distintivi del brano, ovvero le eleganti voci femminili e le percussioni, entrano in scena solo successivamente, conferendo un ritmo incalzante e dinamico.

A metà del brano, una breve sezione strumentale di raccordo, vede l’incrocio di fraseggi di chitarra e sax. Per poi ritornare all’ultimo ritornello che sfocia nell’outro, caratterizzato da un assolo di sintetizzatore, una scelta sorprendente e controcorrente nel panorama musicale attuale.
“Apollonia (Shine On)”, con la sua ricca strumentazione, dimostra l’amore di Nik Morini per la grande musica degli anni ’70. Il quale ne rende omaggio, volontariamente o meno, sin dal sottotitolo del brano, che richiama alla mente i Pink Floyd.


INTERVISTA PER ROCKANDWOW
a cura di Arianna Rebel

La redazione di Rockandwow ha ospitato, nel salottino virtuale dedicato agli artisti di Rising Stars, un altro artista degno di nota.

Ospite indiscusso in questo speciale interviste, è NIK MORINI, che ne ha rilasciato ben due distinte: una audio e una scritta.

1. Quali sono le tue principali influenze musicali e come le incorpori nel tuo stile?

Le mie principali influenze sono senza dubbio i Pink Floyd, soprattutto per lo stile del suono, del genere, molto riconducibile al progressive rock anni 70. Infatti anche i Genesis e i Toto rientrano nell’influenza più assorbita, seppur non totalmente. Questo perché non ci sono grandi virtuosismi come in queste band, ma, soprattutto per i testi e le tematiche affrontate nei vari concept album. Da non tralasciare Steven Wilson solista

2. Cosa ti ispira a scrivere le tue canzoni e quali sono i temi ricorrenti nei tuoi testi?

Le canzoni che scrivo, le compongo in blocchi. Principalmente, creo concept album, quindi i brani sono scritti in un determinato periodo di composizione.
Scrivo le mie canzoni in modo che siano collegate tra loro, sia nei testi che nelle musiche, formando una vera e propria storia musicale. Infatti, la realtà interiore di ogni individuo, ricca di complessi meandri psicologici, è il fulcro di ispirazione per la maggior parte dei miei concept. Affronto temi come l’abbandono, il viaggio attraverso realtà spesso mistiche per il protagonista, le disuguaglianze e i pregiudizi legati al “diverso”. Ma affronto anche temi più romantici come l’amore nella sua essenza, la bellezza delle emozioni, di un abbraccio ecc. A volte, affronto temi più attuali e impegnati come la denuncia contro la guerra, la xenofobia, il pregiudizio e l’emarginazione di ogni forma di diversità.

3. Quali sono i tuoi progetti futuri e quali sono le tue ambizioni artistiche?

Uno dei miei progetti futuri è la creazione di un musical, in collaborazione con artisti a me vicini. I quali sono molto impegnati e preparati per questa non semplice impresa. Inoltre, ho intenzione di continuare a creare e scrivere nuove musiche e testi, sia per me che per gli altri. Altre ambizioni includono lavorare nel settore della musica teatrale e cinematografica, per il quale ho studiato finora. Come ad esempio nel settore delle colonne sonore, nel quale ho già alcuni progetti di lavoro in corso.

4. Come hai sviluppato il tuo suono distintivo e come lo descriveresti?

Uno dei miei progetti futuri è la creazione di un musical, in collaborazione con artisti a me vicini. Questo perché sono molto impegnati e preparati per questa non semplice impresa. Inoltre, ho in programma di continuare a creare e scrivere nuove musiche e testi, sia per me che per gli altri.
Altre ambizioni includono il lavoro nel settore della musica teatrale e cinematografica, per il quale ho studiato finora. Ad esempio nel settore delle colonne sonore, dove ho già alcuni progetti di lavoro in corso.

5. Come Ti sei adattato ai cambiamenti nel settore musicale negli ultimi anni?

Il genere musicale che produco è principalmente poco influenzato dai cambiamenti nel settore musicale. Cerca di essere attuale perché universale. I testi affrontano temi spesso contemporanei, delle nuove generazioni con cui mi identifico. Il mio stile musicale è tradizionale degli anni ’70, che per me è sempre universale e attuale. Tuttavia, prendo spunto dai cambiamenti del settore musicale moderno, per quanto riguarda le tecniche di registrazione, l’uso degli arpeggiatori e del sound design.

6. Come ti sei evoluto come artista dal tuo primo album fino a oggi?

La mia evoluzione è stata principalmente nella partecipazione dei vari musicisti e cantanti nel mio progetto in questi quattro concept album finora realizzati. Solo adesso sono riuscito a stabilizzare un vero e proprio nucleo di realizzazione e di musicisti. Questi non solo interpreti, ma attivi nella realizzazione in studio e live.
Da un anno non ho più due membri che prima erano abbastanza stabili e caratteristici del mio stile. Sto parlando della voce solista, Sofia Bianchi, una grandissima amica che si è trasferita. Come anche di Antonio Squadrone, che prima era più attivo nel progetto, sia come chitarrista che come co-compositore delle musiche. Squadrone è unico nel suo stile musicale indipendente.
Rimane da sempre fisso mio padre Paolo Morini come bassista e spesso in studio secondo chitarrista solista nel mio progetto.


DISCOGRAFIA