DARNOUT SPECIALE INTERVISTE


RISING STARS INTERVISTE: SPECIAL GUEST DARNOUT


INTERVISTA: DIETRO LE QUINTE

Quarantesimo appuntamento con Rising Stars Speciale Interviste (DARNOUT), il salotto dedicato agli artisti e alle band indipendenti, curato da Arianna Rebel!

Gli ospiti di oggi, all’interno del nostro format, sono i DARNOUT che ci propongono A.R.L. (Avrai ragione liberamente).

Arianna Rebel, con la sua contagiosa allegria e un sorriso sempre pronto, si addentra in un mondo di storie sempre diverse, ma unite da una sola passione: quella per la musica. Attraverso le sue parole, ci svela i progetti, le gioie e le fatiche di artisti, visionari e sognatori, che con la loro arte abbelliscono e arricchiscono il panorama musicale.
La produzione è curata Ark.

Info e iscrizioni su 

risingstars@rockandwow.it 


BIOGRAFIA

“Siamo uno solo, ma cantiamo in tre”! È il motto della band formata da Giovanni Ludovisi (contrabbasso e voce), Sami Nanni (chitarra e voce) e Diego Zaccagnini (batteria e voce).

Il gruppo nasce con il nome di Anicecream quando i tre membri sono adolescenti. Dopo vari anni di inattività, ciascuno dei tre intraprende percorsi di studio differenti. La band rinasce nell’agosto del 2021 con una nuova consapevolezza, formazione e un nuovo nome: Darnout.

Il gruppo riparte con nuovi progetti e lavora sulle particolarità che lo distingueranno. Come ad esempio: la sostituzione del basso elettrico con il contrabbasso e la presenza di tre voci anziché una sola.

Dopo questa rinascita, la band entra in studio di registrazione. Il lavoro è svolto in parte presso lo studio di Giovanni Ludovisi, in parte presso lo studio di Marco Quaglia. Mixato e masterizzato presso l’“Officina Musicale” dal fonico Roberto Mascia.

Questo processo dà vita a sei singoli, pubblicati a partire da marzo 2023. La presentazione live del progetto avviene il 25 aprile 2023 presso il Dopolavoro Ferroviario di Velletri, in occasione della Festa della Liberazione.

L’attività prosegue poi presso altri importanti festival, come il Primo Maggio dei Castelli 2023 a Velletri e il Bajocco Festival 2023 ad Albano Laziale. Il primo singolo “Canzone semplice” porta il gruppo su Radio Rock e Radio Kaos e dà inizio alla collaborazione con l’etichetta Red Owl. “A.R.L. (Avrai ragione liberamente)” è il loro ultimo singolo

Darnout Intervista e Biografia
Darnout Intervista e Biografia

RECENSIONE
a cura di Nik Morini

I Darnout tornano sotto l’etichetta discografica della Red Owl Records, dopo tanto tempo trascorso separatamente, come band unita più che mai.

Il loro motto è “siamo uno solo, ma cantiamo in tre”.

Ci propongono, dopo un anno inaugurato da live e recording session, il loro nuovo singolo “A.R.L. (Avrai Ragione Liberamente)”, un brano dalle vibes che ricordano il rock italiano degli anni ’90 e primi 2000.

Chitarre elettriche incastrate spesso a ottavi, su ritmi incalzanti della batteria, quasi ipnotici.

Una voce lamentosa e struggente che si leva fra le voci più calde, dando un ulteriore arrangiamento armonico continuo al brano. È la voce di Giovanni, in arte Joe, Ludovisi. Cantante e polistrumentista, che nella band ricopre principalmente, da quando sono tornati insieme, il ruolo di contrabbassista.

Essendo ex bassista: Joe ha scelto il suo strumento principale, soprattutto perché regala alla band un suono più originale, caldo e ruggente.
Questo per dare più spazio anche nei live a un variare di stili e generi. La alternative rock band romana incastra parti più sperimentali e talvolta progressive.

Con l’uso dell’archetto sul contrabbasso, come in questo brano, richiamando inoltre gli studi classici di Ludovisi. Tuttavia, anche se nel brano si presta più come corista, il loro chitarrista Sami Nanni è una delle voci soliste della band.
Motivo per cui, assieme al batterista e corista Diego Zaccagnini, motore del gruppo, non c’è un solista nella band, ma tre anime in un solo corpo.

Cosa si cela dietro il personaggio femminile a cui il titolo si riferisce? Joe ci canta due lati contrastanti di Lei: quello che accoglie e dà serenità a chi la desidera, quindi all’io narrante, e quello che poi la respinge.

Il brano è di fatto un dialogo fra due adolescenti spaventati sul futuro e probabilmente assenti nel presente. Chiara e decisa la risposta nel pre-finale, “vengo solo perché non so dove andare”, che mostra il senso di perdizione dei tempi odierni, e poi il “non ci sei” invocato dall’io narrante nell’ipnotico finale, che ci lascia completamente nella malinconia, ma accarezzata con la dolcezza di questa musica.



INTERVISTA PER ROCKANDWOW
a cura di Arianna Rebel

Nel salottino virtuale dedicato agli artisti di Rising Stars, la redazione di Rockandwow ha accolto degli ospiti molto talentuosi i: DARNOUT.
In questa speciale intervista, la band ha rilasciato due gemme: una sotto forma di registrazione audio e l’altra tramite parole scritte. Un doppio incontro con la loro musica e la loro anima, che ci porta in un viaggio attraverso note ed emozioni.

  1. Come descrivereste il vostro processo creativo e come collaborate tra di voi?

    Il nostro processo creativo è sempre collaborativo e mutevole nel tempo, e l’ispirazione può nascere davvero ovunque. Riguardo la collaborazione, Joe tende a portare materiale piuttosto impacchettato e definito.
    Sami tende a portare materiale “aperto” con l’intenzione di farsi sorprendere dai contributi degli altri due e Diego si colloca un po’ nel mezzo. Queste modalità possono comunque essere intercambiabili e, comunque, anche nel caso dell’arrangiamento più rigido, si trova il modo di rompere le scatole


  2. Come avete sviluppato il vostro suono distintivo e come lo descrivereste?

    Gli elementi più caratteristici del nostro sound, sono senz’altro la presenza di un contrabbasso elettrico, la ricerca condivisa dei suoni e l’utilizzo delle tre voci. Come lo descriveremmo? Massiccio, Megafuzz, Jeeg Robot. E comunque, come dice il nostro motto: “Cantiamo in tre, ma siamo solo uno!”


  3. Come vi siete evoluti come musicisti e come band nel corso degli anni?

    In maniera caotica? Entropica? Sicuramente abbiamo messo il naso in tante cose diverse. Passando dal punk al mondo classico (Joe), dall’hard rock al jazz (Sami), dal grunge alla fusion (Diego). Giusto per fare qualche esempio. Poi però ci incontriamo nelle nostre radici e ci sentiamo, musicalmente, a casa.


  4. Come gestite le critiche e i conflitti interni alla band?

    Quando non siamo d’accordo su qualcosa i nostri tre caratterini emergono e non ce le mandiamo a dire. Però sappiamo che è sempre per il bene della band, quindi cerchiamo di uscirne in maniera costruttiva. Come non lo sappiamo, però alla fine una soluzione la troviamo.


  5. Parlateci del nuovo singolo.

    A.R.L. (Avrai ragione liberamente) è nata tra le strade di Firenze. Infatti una notte, il nostro Joe ha assistito a un dialogo tra due adolescenti: lui che diceva “vieni”, lei che rispondeva “dove vai?” in loop. Alla fine lei ha interrotto questo scambio dicendo “vengo solo perché non so dove andare”. Il testo riporta dei pensieri che potevano avere i due protagonisti in quel momento, riflessioni sull’ andarsene, sulla fiducia, sull’attesa. Tutti temi che ragazzi di quell’età iniziano ad affrontare (e che manifestano!). Invece la musica è ispirata alla nostra adolescenza, per cui potrebbe essere quasi un brano anni ‘90 con influenze varie, come Verdena, Blur, Smashing Pumpkins…

DISCOGRAFIA

GLI INCUBI DI FREUD SPECIALE INTERVISTE


RISING STARS INTERVISTE: SPECIAL GUEST GLI INCUBI DI FREUD


INTERVISTA: DIETRO LE QUINTE

Trentanovesimo appuntamento con Rising Stars Speciale Interviste (GLI INCUBI DI FREUD), il salotto dedicato agli artisti e alle band indipendenti, curato da Arianna Rebel!

Gli ospiti di oggi, all’interno del nostro format, sono i GLI INCUBI DI FREUD che ci propongono IL VASO DI PANDORA.

Arianna Rebel, con la sua contagiosa allegria e un sorriso sempre pronto, si addentra in un mondo di storie sempre diverse, ma unite da una sola passione: quella per la musica. Attraverso le sue parole, ci svela i progetti, le gioie e le fatiche di artisti, visionari e sognatori, che con la loro arte abbelliscono e arricchiscono il panorama musicale.
La produzione è curata Ark.

Info e iscrizioni su 

risingstars@rockandwow.it 


BIOGRAFIA

Gli Incubi di Freud sono una distopia solista e cooperativa di alternative talkative rock guidata da Joshua McFarrow, noto anche come il “paziente zero” (voce, basso, musica, testi, video, idee, crisi esistenziali) di Ripe San Ginesio, una remota provincia nelle Marche.

Gli altri membri della band viaggiano lungo l’inesistente asse Treia/Porto Sant’Elpidio. La formazione si completa con Alessandro Camela alla batteria, Andrea “K” Piermarteri alla chitarra ritmica e Massimiliano Camela alla chitarra solista.

L’uso di termini psicoterapeutici nel nome del progetto non è casuale: il concetto e le tematiche del gruppo nascono dall’esperienza personale del cantante, che ha trovato espressione attraverso la musica durante le sedute in studio.

Joshua afferma: “Gli Incubi di Freud nascono dalla precisa necessità di fare introspezione pubblica con la schiettezza propria della musica, un ambito che mi permette di muovermi senza gli abituali impacci di un timido impacciato introverso, soprattutto quando ho un microfono sotto al mento.”

La band farà il suo debutto nei club delle Marche e dell’Anconetano solo nella primavera del 2023 con la formazione attuale.

Gli Incubi di Freud Intervista e Biografia
Gli Incubi di Freud Intervista e Biografia

RECENSIONE
a cura di Arianna Rebel

La canzone “Il Vaso di Pandora” degli Incubi di Freud è un esempio raffinato di come la musica possa essere utilizzata per esplorare temi complessi e profondi.

La band ha sapientemente intrecciato elementi di art rock, progressive e hard rock per creare un’atmosfera che è, sia potente che evocativa.

La scelta di ispirarsi alla mitologia greca aggiunge un ulteriore strato di significato al brano, permettendo agli ascoltatori di riflettere non solo sulla storia narrata, ma anche sulle sue implicazioni più ampie.

Il testo della canzone è un punto di forza, offrendo una narrazione che è allo stesso tempo intima e universale, e la performance vocale di Joshua McFarrow, insieme ai cori incisivi, eleva la traccia a un’esperienza quasi cerimoniale.

La storia dietro la creazione di “Il Vaso di Pandora” è altrettanto affascinante quanto la canzone stessa. L’evoluzione da una composizione strumentale a un pezzo pienamente realizzato dopo l’esperienza emotiva al Sziget Festival dimostra come gli eventi della vita possano influenzare e trasformare l’arte.

Questo processo creativo rispecchia la natura stessa del vaso di Pandora: una fonte di innumerevoli possibilità, alcune piene di speranza e altre di avvertimento.

La canzone si distingue per la sua capacità di evitare i cliché delle tipiche revenge song, optando invece per un messaggio più maturo e riflessivo.

Le qualità sonore di “Il Vaso di Pandora” sono particolarmente degne di nota. L’arrangiamento è stato curato per fornire una base solida che supporta e mette in risalto le voci.
La presenza del coro femminile aggiunge una dimensione corale che arricchisce la trama sonora, creando un contrasto dinamico con la voce solista.

Questo approccio alla composizione musicale assicura che ogni ascolto possa rivelare nuovi dettagli e sfumature, invitando gli ascoltatori a immergersi completamente nell’esperienza.

In conclusione, “Il Vaso di Pandora” è un brano che merita di essere ascoltato con attenzione e apertura mentale. Offre un viaggio attraverso emozioni e storie che sono state tessute insieme con grande abilità e sensibilità artistica.

La band GLI INCUBI DI FREUD ha creato un’opera che non solo intrattiene, ma sfida anche l’ascoltatore a considerare le molteplici dimensioni della vendetta, del dolore e della redenzione. È un esempio luminoso di come la musica possa essere un potente veicolo per l’esplorazione dell’animo umano.



INTERVISTA PER ROCKANDWOW
a cura di Arianna Rebel

Nel salottino virtuale dedicato agli artisti di Rising Stars, la redazione di Rockandwow ha accolto degli ospiti molto talentuosi: GLI INCUBI DI FREUD.
In questa speciale intervista, la band ha rilasciato due gemme: una sotto forma di registrazione audio e l’altra tramite parole scritte. Un doppio incontro con la loro musica e la loro anima, che ci porta in un viaggio attraverso note ed emozioni.

  1. Come vi siete conosciuti e come avete scelto il nome della band?

    Io, Joshua, avevo già suonato con Alessandro (il batterista) in una formazione diversa, ma che ha cementato la nostra amicizia. La sezione ritmica c’era già, quindi è stato inevitabile riaffermarla nel contesto giusto. Andrea K (chitarra ritmica) è stato un prezioso errore di valutazione per indisciplina personale, compensata dalla sua grande creatività. Massimiliano (chitarra solista), fratello di Alessandro, è arrivato successivamente con un radicale cambio di formazione. Il nome della band è stata solo logica conseguenza e brillante intuizione di coniugare le tematiche delle canzoni con un nome altisonante e di immediato richiamo. Per un breve periodo ci siamo chiamati “Joshua Has a Brain Dumm Age”, che doveva essere un gioco di parole con la finta pronuncia sbagliata inglese… davvero troppo articolato.


  2. Quali sono le vostre principali influenze musicali e come le incorporate nel vostro stile?

    Siamo millennial cresciuti con Mtv e quelle vibes si sentono nella nostra musica. Ci identifichiamo come italian alternative rock cantato, non come rock alternativo italiano. Questa distinzione, sebbene sottile, è significativa; mostra la nostra predilezione per le sonorità anglofone, pur cantando in italiano. Feeder e Jimmy Eat World influenzano la nostra composizione, ma poi ci distacchiamo in molte direzioni, seguendo i nostri gusti personali. In un certo senso, siamo simili ai Ministri/Cara calma/Gazebo Penguins, ma con un occhio ai mercati internazionali.


  3. Cosa vi ispira a scrivere le vostre canzoni e quali sono i temi ricorrenti nei vostri testi?

    Gli Incubi di Freud nascono dalla necessità di fare introspezione pubblica con la schiettezza della musica. Questo ambito mi permette di muovermi senza gli abituali impacci da timido introverso. Le canzoni diventano una sessione di psicoterapia condivisa col pubblico, affrontando temi come l’educazione emotiva e i traumi sentimentali, ma anche il degrado socio-politico.


  4. Come descrivereste il vostro processo creativo e come collaborate tra di voi?

    Il processo creativo si riassume così: io, Joshua, dopo travagliati parti mentali, lascio che i miei “pargoli” siano accuditi dai musicisti e dal produttore Frank Micucci. Concedo libertà nella revisione delle bozze primigenie. Sono curioso di vedere come le idee si integrano. 


  5. Qual è stata la vostra esperienza più memorabile sul palco e perché?

    Il nostro debutto con l’attuale formazione è stato allo storico Drunk In Public di Trodica di Morrovalle, gestito dal leggendario Jon Tanfo. È stata una gran bella festa in musica, condividendo il palco e la giornata con i matti dei Krifi Wag, padovani tostissimi! Nonostante la tensione prima del debutto, il buon esito della serata ha portato a lunghi festeggiamenti.


  6. Quali sono le vostre canzoni preferite da eseguire dal vivo e perché?

    Potrei fare un torto alle canzoni non menzionate, ma apprezzo l’esecuzione di brani lunghi che restano scorrevoli. Un grazie a chi ha curato gli arrangiamenti per la leggerezza percepita nella densità. Quindi, a malincuore, scelgo “Un vero uomo” e “Il vaso di Pandora” per non sminuire gli altri pezzi meritevoli.


  7. Qual è il vostro approccio alla scrittura di testi e come li adattate alla vostra musica?

    L’approccio alla scrittura dei testi è ancora la parte più tortuosa e complicata del nostro percorso compositivo. Questo aspetto deve migliorare. In un tappeto musicale fitto come il nostro, la scelta delle parole che donano musicalità richiede un lavoro minuzioso sui vocabolari. Sarebbe bello diventare più snelli nella musica e nelle parole, ma non troppo, altrimenti rischieremmo di snaturarci. Trovare una buona strumentale per esprimere concetti elaborati, facilmente assimilabili e allo stesso tempo catchy, è come risolvere un’equazione complessa!



  8. Come vi siete evoluti come band dal vostro primo album fino a oggi?

    Joshua componeva e cantava. Mirko, prima bassista, è passato alla chitarra. Edoardo suonava il basso. Andrea K aveva uno stile discutibile. Tutto procedeva con didattica a distanza e poche prove, durante e dopo la pandemia. Joshua ha dovuto adattarsi per la mancanza di personale, prendendo lo strumento meno adatto a un cantante. Massimiliano è entrato nella band per incoraggiamento di Alessandro, suo fratello. Andrea K ha ancora problemi di stile. La didattica a distanza è limitata ai casi di necessità. Siamo nati, morti e risorti. Per ora, va tutto bene così!





  9. Come vi siete adattati ai cambiamenti nel settore musicale negli ultimi anni?

    Questo argomento ci coglie impreparati, non è chiaro come navigare questo mare burrascoso. Speriamo di non annegare e cerchiamo un porto sicuro all’orizzonte. Seguire le tendenze o mantenere il proprio percorso? È una sfida. Il settore musicale non è mansueto e potrebbe mordere senza preavviso.


  10. Parlateci del nuovo album/singolo.

    “DIASTOLE”, il nostro ultimo EP, è un piccolo scrigno ricco di minerali inestimabili: una folgorante mezz’ora di pietre, rubini e diamanti luccicanti, ma anche di vili sassate.
    In questo viaggio di trenta minuti, attraversiamo richiami al nu-metal, pop-rock ammiccante e danzereccio, progressive rock che esplora l’educazione emotiva senza ipocrisie, e un cantautorato rassicurante con sfumature alla Battisti.
    Non manca il math rock che, pur guardando Oltremanica, si ispira alla mitologia greca. Infine, concludiamo con un viaggio psichedelico interstellare a bordo di synth spaziosi e percussioni che risuonano come asteroidi in collisione con l’astronave de Gli Incubi di Freud.
    Diastole chiude idealmente il cerchio iniziato con Sistole, l’EP gemello del 2021. Joshua mantiene la sua verve di narratore emotivo, raccontando in stili diversi le sfumature del suo altalenante sentire e della sua esperienza di vita.
    In Diastole, Joshua si apre anche alla denuncia sociale contro la classe politica e socio-economica (con “Leader Carismatico”) e diventa un moderno oracolo di vecchi proverbi (come in “E poi non ridi più”), ricordando al pubblico l’importanza di non smarrire il valore universale della risata. Il comune denominatore tra i brani è un rock molto flessibile, capace di adattarsi alle diverse necessità e atmosfere. 
    Diastole è stato scritto e composto insieme a Sistole, tra il 2013 e il 2014. La suddivisione discografica tra le due facce della medaglia è dettata dalla maggiore causticità dei brani proposti in Diastole, dove i testi diventano più taglienti e disillusi rispetto al primo EP.
    Questo lavoro rappresenta anche un breve riassunto di alcuni episodi salienti della vita di Joshua, un tributo a momenti indelebili tra gioie, dolori, lutti e trionfi. 



DISCOGRAFIA